Premio Speciale Lerici Pea 2020 a Renzo Piano

©RPBW – ph. Stefano Goldberg

Renzo Piano sarà ospite de La Versiliana l’8 agosto alle 18.30. In questa magica serata gli sarà conferito il Premio Speciale Lerici Pea, assegnato dall’Associazione Lerici Pea in rarissime occasioni e a personalità di assoluto ed unico rilievo. Così è stato per Carmelo Bene il 6 giugno del 2000, e così sarà per Renzo Piano, sicuramente il Ligure e l’architetto più conosciuto al mondo e firma del nuovo ponte genovese che si inaugurerà a breve. L’Associazione, che come è noto si occupa di celebrare le eccellenze della Poesia mondiale, ha ritenuto di assegnargli un Premio Speciale, anche dopo aver ascoltato le sue stesse parole: “Il nuovo ponte dovrà cantare, dovrà ricordare la storia, la terribile, metabolizzare il lutto della città. È come la poesia del mare che registra suoni, voci, profumi, luce e li restituisce a coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare”. E ancora quando ha affermato, parafrasando Giorgio Caproni, che sarà un ponte “d’acciaio forgiato dal vento”.

Ma soprattutto perché siamo fermamente convinti che la prima “idea” di Piano, da cui poi è scaturito tutto il progetto, sia stata pura Poesia. D’altronde, lui stesso ci conferma che: “L’architetto alle 9 si sveglia poeta, alle 10 diviene artigiano e verso le 11 è meglio che diventi proprio un costruttore”.

Lucilla Del Santo – Event Manger Premio Lerici Pea

©RPBW – ph. Stefano Goldberg

Renzo Piano, che ammiro da sempre, lo incontrai tempo fa a Milano in occasione di una grande mostra in Triennale dedicata al suo lavoro e raccolsi questa sua testimonianza:

IL Mestiere

“il mestiere di architetto è straordinario, un mestiere d’arte, umanistico ma anche tecnico che assolve ad uno dei bisogni primari dell’uomo: quello di avere un rifugio. L’architetto è un mestiere nobile, utile ma anche pericoloso. È un’arte di frontiera, é l’arte delle arti. D’altronde Borges diceva che l’arte è una rapina a fin di bene. È un mestiere che ti addestra a cambiare il mondo, che ti porta alla ricerca del bello. Quando fai tanto addestramento come fai ad accontentarti?

IL Padre

“Mio padre era un costruttore. Sono nato appena prima della guerra, sono figlio di un temporale dell’umanità. Sono cresciuto in un mondo che cambiava, che cresceva in una città come Genova fatta di acqua e di pietra. A Milano negli anni ‘60 lavoravo da Franco Albini di giorno mentre di notte occupavo l’università.”

L’Architettura

“l’architettura ha bisogno di ascolto per capire quali sono i bisogni della gente. Ascoltare vuol dire trasformare. Ascoltare anche chi non parla, perché quelli che hanno meno da dire di solito sono quelli che parlano di più”

La Bottega di Parigi

“Io a Parigi ormai da tantissimi anni, in Rue des Archives 34 ho una Bottega Artigiana di Architettura. La mia bottega é un vero museo degli orrori, in cui si accumulano le idee, i modelli, i ripensamenti, le opere non fatte, ma proprio perché qualsiasi forma é sospesa fra la memoria e l’oblio, amo tantissimo questo luogo.”

IL Beaubourg

“Mi ricordo che quando progettammo il Beaubourg eravamo dei ragazzi con i capelli lunghi come i Beatles, al concorso parteciparono in 181 studi di architettura e noi non pensavamo certo di vincere. Ho sempre avuto una certa fortuna nella vita.

La Luce e le Trasparenze

“Riguardando i miei progetti mi accorgo quanto sia stato importante il rapporto con la luce e le trasparenze. Specialmente nei musei come quello di Houston o di Basilea. (Si riferisce alla Fondazione Beyeler appena fuori Basilea, museo colmo di capolavori, che personalmente adoro e ammiro per come è gestito in maniera esemplare, mia tappa fissa ogni volta che mi reco ad Art Basel. Ndr) perché in fondo sono convinto che l’arte non deve essere esposta in un ambiente neutro. Già la parola neutra è orribile. Un articolo neutro è terribile. Non interessa a nessuno. Se si fa un museo lo spazio deve essere leale con l’opera d’arte.”

Potsdamer Platz

Uno dei progetti più complessi che ho mai realizzato è quello di Berlino. La ricostruzione di Potsdamer Platz, perché là non c’era più niente e la libertà assoluta non ti aiuta affatto”.

La Moda delle Archistar

“Oggi anche in architettura c’è un’ansia da prestazioni preoccupante. C’è un priapismo mediatico che genera la moda delle archistar”.

Il Buono e il Bello

“In tutte le lingue africane non esiste separazione fra il termine buono e bello. C’è insomma la perfetta congiunzione a cui aspira anche l’architettura fra forma e contenuto.”

Nuova Caledonia

“Nel mio progetto in Nuova Caledonia mi sono molto divertito a sconfinare fra l’architettura e l’antropologia”.

Il Senso della Città

“Il successo dell’architettura italiana nel mondo è che noi abbiamo dentro il senso della città. La nostra architettura fa città. Ce l’abbiamo dentro grazie al contesto in cui siamo cresciuti. Ogni nostra architettura ha un rapporto con la città, non vive a se stante.”

New York

New York è una città metamorfica che ama catturare la luce. Nel mio progetto per il grattacielo del New York Times, costruito dopo l’11 settembre, facemmo vincere ( e non era semplice da far passare) il concetto che la trasparenza è più sicura dell’opacità.

Il Museo di Chicago

“Uno dei momenti più felici della mia carriera è stato durante l’inaugurazione del museo di Chicago in cui ho visto come la città seguisse con passione questo nuovo arrivato. Perché gli edifici culturali hanno sempre la grande forza di essere una barriera alle barbarie umana. Celebrano la socialità”.

Chicago

“Chicago è una città straordinaria rinata dopo un enorme incendio. Ricostruita attraverso la dignità di un’architettura nata come pura forza della necessità”

Il Progetto

“In genere, e anche a me capita, l’architetto dopo aver impiegato 10 anni a realizzare il suo progetto é sempre tentato, se potesse, di rifare tutto diverso da quello effettivamente portato a termine.”

Italo Calvino

“Ricordo che il mio amico Italo Calvino, che mi veniva spesso a trovare mentre costruivamo il Beaubourg, mi diceva che le città hanno sempre una parte felice nascosta.”

La Mia Genova

“Pensando alla mia Genova in cui c’é tanto ancora da fare, trovo che questa città ha comunque sempre una forza straordinaria dentro di sé. Bisogna ridare energia a questa cittá. Io in questi anni con la sistemazione del porto ho contribuito perlomeno a restituire il mare a Genova.”

Le Simulazioni Virtuali

Io ricostruisco, pensandoli costantemente, come fossero degli ologrammi mentali, i miei progetti. Penso che gli architetti che fanno i modelli o i disegni troppo belli si fregano con le loro mani. Adesso c’é la mania delle simulazioni virtuali che tutti i clienti ti richiedono. Cosa che io sinceramente non amo perché non so nemmeno io quale sará il risultato finale del mio pensiero in costante mutamento e affinamento. Questo mio continuo pensare e ripensare al progetto mentre mi muovo é meglio dell’ Ipod. In fondo ricordo che anche Calvino prendeva appunti continuamente.”

Le Forme Nuove

“Ritengo che sia buona norma ogni volta che si affronta un nuovo progetto passare molto tempo nel luogo, percorrerlo in lungo e in largo per assorbirlo e comprenderlo intimamente. Ho sempre pensato che l’importante nel mio lavoro fosse togliere, fosse essere leggeri. Tutti sanno fare forme nuove; é difficile farle con un senso.”

Alberi in piazza Duomo

“A Milano io prima di tutto, come dice il mio amico Claudio Abbado, pianterei soprattutto e dappertutto alberi, compreso in piazza Duomo. Ho poche idee ma chiare”.

Le Periferie delle Cittá

“Le periferie delle cittá sono autentiche casseforti di energie della città che sarà. È per questo che penso che la crescita sostenibile delle città debba essere implosiva, non a macchia d’olio, debba insomma ripensare gli spazi attuali senza dilatarli ulteriormente. Senza la nostra sublime testardaggine non si è mai al centro delle cose”.

La Salvezza del Mondo

“Nel mestiere dell’architetto c’è uno sconfinamento sistematico delle competenze ed è per questo che la musica, il cinema, la letteratura influiscono tantissimo nel nostro lavoro. Adoro la parola meticcio che è in fondo l’arte di mettere assieme le differenze e l’emergere di affinità globali è la salvezza del mondo.”

Parole quelle di Renzo Piano, che raccolsi nel 2009 durante una sua piacevolissima conferenza, di una sorprendente attualità. Ed é per questo che Sanlorenzo (primo cantiere navale al mondo per costruzioni di yachts oltre i 30 metri, che ha le sue 4 sedi tra la Toscana e la Liguria), grazie alla direzione del Cavalier Massimo Perotti che ha voluto valorizzare le eccellenze culturali del territorio diventando partner del Premio Lerici Pea, il più antico d’Europa che da sessantasei edizioni premia i più grandi poeti del mondo, quest’anno ha promosso e sostenuto l’idea di conferire questo Premio Speciale Lerici Pea proprio a Renzo Piano, un grande umanista oltre che straordinario architetto, amante del mare e delle barche a vela, che ha appena donato un ulteriore progetto alla sua città natale per farla rinascere e apprezzare da tutto il mondo.

Un ponte che simbolicamente unirà anche le culture che rendono unica l’Italia nel mondo.

Sergio Buttiglieri
Style Director Sanlorenzo