Lerici Pea 2016

Sia dato credito alla poesia! ” 
Seamus Heaney, Premio Nobel ’95

Per volontà dell’Associazione Lerici Pea, mi trovo a presiedere quest’anno per la seconda volta, il Premio Lerici Pea,  giunto “orgogliosamente” alla sua 62 esima edizione; riteniamo siano prova dell’efficacia del nostro lavoro, i patrocini e le sinergie con gli Enti, le Istituzioni di Cultura e le aziende del territorio, che ringrazio. Sono stati nostri ospiti a Lerici i più illustri esponenti della poesia contemporanea nel mondo, molti dei quali, insigniti della cittadinanza onoraria della città di Lerici come quest’anno Cees Nooteboom, contribuiscono ad arricchire con la loro presenza il “Golfo dei Poeti”, così chiamato nel 1910 dal commediografo Sem Benelli. Destino annunciato direi, posto che ben prima che Lawrence, Shelley e Byron lo rendessero così famoso, di Lerici parlarono già Dante, Petrarca e Boccaccio. Crediamo, dunque, di aver mantenuto fede al lascito culturale di Enrico Pea, che vedeva nel Premio una voce universale e garante della libertà della poesia, poiché lavora su quel “tantum universalis” che appartiene a tutti gli uomini. Citando Maria grazia Beverini, “ la Poesia, proprio per essere meditazione resa in forma sintetica sui valori universali, non è un accessorio o un abbellimento, ma un valore dinamico e necessario, poiché una società impoetica è una società morta o, al più, tenuta in vita solo dal demone del profitto attraverso un percorso infernale e stolido che può produrre sempre e soltanto il Peggio.” A mio parere, la forma secondo cui questo Peggio si esprime oggi, è la banalità, sempre più frequente, dello scambio delle comunicazioni solo mediatiche, l’abuso della frase fatta, specchio della tendenza ad evitare ogni istanza critica, cui si preferisce il rifugio sterile e comodo offerto dal luogo comune; il frastuono delle parole grasse e bugiarde, come diceva Enrico Pea. Questo pensiero sembra condividerlo anche il nostro Premio alla Carriera di quest’anno «una delle voci più alte nel coro degli autori contemporanei» (The New York Times), tradotto in più di trenta paesi, insignito di numerosi premi letterari e paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov, poichè anche quando non scrive poesie, scrive di poesia e di poeti, come nel suo ultimo libro Tumbas, che sembra quasi rispondere ad un esigenza intima e profonda dell’autore, ma anche a una sorta di “speranza”. Dialogando infatti con lo scrittore Andrea Bayani dice: “In questo momento storico le persone si sentono sole. E la poesia offre qualcosa che va oltre le vite di ciascuno, trasporta in un luogo che sta più in alto della quotidianità. Compie questo strano miracolo per cui parte da un punto molto personale e arriva all’universale. Di questo si sente il bisogno, in un tempo di smarrimento come quello che viviamo. Infatti le letture di poesie hanno qualcosa di speciale. Persone sole, abituate a leggere in solitudine, che poi si trovano tutte insieme a condividere una situazione. La lettura poetica diventa una liturgia, il luogo diventa una chiesa“. A queste parole affido anche la nostra speranza come Associazione Lerici Pea Golfo dei Poeti, affinchè il nostro Premio possa continuare a vivere, e che “chi ci sostiene” continui a farlo, comprendendo l’importanza della nostra sopravvivenza in quanto tramiti di valori non soltanto culturali, ma anche sociali.

Lucilla Del Santo
Presidente Premio Lerici Pea 2016


Premio Postumo “alla Carriera”
Valentino Zeichen

“La cosa che in fondo ho amato di più è stata la libertà. Nel suo nome avrei fatto qualunque cosa.
Ho combattuto solo per essa. So che ci sono regole da rispettare. Ma la testa deve essere libera.
Anche al prezzo di restare poveri”. 

Lo scorso novembre 2015, all’apertura dei lavori dell’edizione 2016 del Premio Lerici Pea, anno che mi vede Presidente, con i soci dell’Associazione e la Giuria del Premio, abbiamo deciso di conferire un Premio Speciale All’Opera Poetica di una vita, a Valentino Zeichen, “un’eco di Marziale nella Roma contemporanea” (A. Moravia), il più importante, forse addirittura il solo epigrammista puro della poesia italiana contemporanea. Poiché anche noi riteniamo, parafrasando il nostro premiato alla Carriera 2016, Cees Nooteboom, che i poeti continuino a parlare anche dopo la morte, Il Premio Speciale al “nostro” prezioso giurato, viene lo stesso assegnato. Di Valentino ci mancherà davvero molto l’intelligenza acuta, la curiosità, l’ironia, ma anche il sarcasmo e una certa malinconia esistenziale. Di Zeichen, mi mancherà molto Valentino! Di seguito, non vi sarà una motivazione, come di consueto, l’avrebbe trovato “banale”, ma il nostro invito a tutti alla lettura del suo ultimo Oscar Mondadori “Poesie 1963-2014”, per comprendere l’”unicità” della voce di questo poeta e un testo inedito scritto per lui dall’amico di una vita, Giuseppe Conte.

Lucilla Del Santo

NOTA BIOGRAFICA

Valentino Zeichen, all’anagrafe Giuseppe Mario Moses (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), è stato uno scrittore e poeta italiano. Fu autore di romanzi e di raccolte di poesie. La sua prima antologia poetica – Area di rigore – fu pubblicata nel 1974. Vinse nel 1999 il Premio Il Fiore di Chiesina Uzzanese. E’ considerato unanimemente dalla critica come uno dei più grandi poeti italiani del XX secolo.

Biografia

La sua data di nascita è incerta. Figlio di un giardiniere, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1950, in conseguenza dell’annessione di Fiume alla Jugoslavia e del relativo esodo del popolo istriano, si trasferì con la famiglia dapprima a Parma e quindi a Roma, dove ha vissuto in una piccola “casa” sulla via Flaminia. Si è avvicinato alla poesia quando era diciottenne, influenzato da autori surrealisti come André Breton e Jacques Prévert. Il suo primo lavoro poetico fu pubblicato nel 1969 dalla rivista letteraria Nuova Corrente, mentre il suo primo romanzo, Tana per tutti, è del 1983. Il tratto caratteristico della poesia di Zeichen è lo spiccato carattere argomentativo, anti-lirico, così descritto da Valerio Magrelli: “Che parli del big bang o di un amore, che evochi un amico o parli di guerra, egli imbastisce sempre un complicato congegno dimostrativo, una piccola macchina logica tramite cui esibire acquisizioni di tipo cognitivo. In alternativa, ecco esplodere veri flash visivi, come quando, ad esempio, definisce il treno “una chiusura lampo che fila sui binari”.[2] Zeichen fu anche il giudice unico della giuria di un premio letterario intitolato al suo nome e giurato da 14 anni, sino alla sua scomparsa, del Premio Lerici Pea. Muore nella clinica Santa Lucia il 5 luglio 2016, dopo un ictus che lo aveva colpito nell’aprile dello stesso anno.

Bibliografia

· Area di rigore, nota introduttiva di Elio Pagliarani, Roma, Cooperativa Scrittori, 1974
· Ricreazione, Milano, Società di poesia per iniziativa dell’editore Guanda, 1979
· Pagine di gloria, Parma, Guanda, 1983
· Tana per tutti, Roma, Lucarini, 1983 (romanzo)
· Museo interiore, Parma, Guanda, 1987
· Gibilterra, Milano, Mondadori, 1991
· Metafisica tascabile, Milano, Mondadori, 1997
· Apocalisse nell’arte, introduzione di Nico Garrone, Roma, Edizioni della cometa, 2000
· Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, Roma, Fazi, 2000
· (con Achille Bonito Oliva) Carla Accardi. Pietrose distanze – Essegi, 2000
· Matrigna, Padova, Il Notes Magico, 2002
· Passeggiate romane, Roma, Fazi, 2004 (con DVD)
· Poesie. 1963-2003, Milano, Mondadori, 2004
· Sentimento e ironia, con una nota di Massimo Raffaeli, Ancona, Centro Studi Franco Scataglini, 2004
· Neomarziale, Milano, Mondadori, 2006
· Il palazzo della scherma, Milano, Il ragazzo innocuo, 2006
· La Refezione, Roma, Edizioni della cometa, 2007
· Aforismi d’autunno, Roma, Fazi, 2010
· Poesie giovanili. 1958-1967, Roma, Edizioni della Cometa, 2010
· Il testamento di Anita Garibaldi, postfazione di Italo Moscati, Roma, Fazi, 2011
· Casa di rieducazione, Milano, Mondadori, 2011
· Macchie dipinte, Roma, Edizioni della Cometa, 2014
· La sumera, Roma, Fazi, 2015 (romanzo)


Premio Lerici Pea 2016  “alla Carriera”  
a Cees Nooteboom

MOTIVAZIONE

Nato nei Paesi Bassi nel 1933, Cees Nooteboom è uno dei protagonisti della cultura letteraria del secondo ’900 e dei primi decenni del 2000, frequentatore assiduo e felice di tutti i generi (ha fama di narratore borgesiano e saggista-viaggiatore). Soprattutto poeta, in oltre quindici raccolte si misura con i segreti della parola e il suo rapporto inquieto eppure risolutivo con l’esistente e l’esistenza. Appaiono i paesaggi che ha visitato fin da giovane, Europa America Oriente, scorci urbani, interni domestici, amici, momenti, presente, passato. La sua poesia è lineare, nitida, con scatti minimi, come quella mano che in un celebre disegno disegna se stessa. C’è la capacità di astrarre e seguire il ritmo delle parole (“Chi noi non siamo / chi noi stessi siamo”…), di comporre l’Autoritatto di un altro, ma anche la constatazione gnomica diretta e scoperta: “La vita / dovresti poterla / ricordare /come un viaggio all’estero // e con amici e con amiche / parlarne poi…”. Non c’è retorica né enfasi, ma capacità di ascolto, problematica e tuttavia serena. Per il suo percorso esemplare di poeta nel mondo e nella storia, attento all’esterno come all’intimo, compagno di viaggio e interlocutore di maestri come Shelley e Ungaretti, Cees Nooteboom viene oggi festeggiato nel Golfo dei Poeti a lui cari, e onorato con il Premio Lerici Pea alla Carriera 2016. Cees Nooteboom (L’Aja, 1933), ha avuto un’educazione irregolare, imbarcandosi da giovane, e ha sempre continuato a sposare i viaggi all’attività letteraria. Al suo primo libro, il romanzo Philip e gli altri (1955), è seguita nel 1956 la raccolta di poesie, I morti cercano casa. L’antologia Luce ovunque 2012-1964 (a cura di Fulvio Ferrari, Einaudi 2016), propone una scelta in ordine cronologico inverso dalle principali raccolte: Luce ovunque, Dulcamara, Così poteva essere, Vista, Paesaggio narrato, Esca, Aperto come un guscio, chiuso come una pietra, Presente, assente, Poesie chiuse. Nel 1990 è uscito il poema in prosa in 33 sezioni Autoritratto di un altro (Crocetti, 1998). I suoi fortunati romanzi, fra cui Il canto dell’essere e dell’apparire, Rituali, Perduto il paradiso, e l’antologia di prose Avevo mille vite e ne ho presa una sola, sono editi in Italia da Iperborea. Tumbas (Iperbora 2015) raccoglie annotazioni sulle tombe di poeti e pensatori, da Yeats e Kawabata a Keats e Montale, con fotografie della compagna Simone Sassen: “La maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare”. Vive fra Amsterdam e Minorca.

NOTA BIOGRAFICA

Cees Nooteboom, nato all’Aja nel 1933, vive tra Olanda, Spagna e Germania. Sin da giovane fa del viaggiare la sua filosofia di vita: tra appassionate frequentazioni dell’Oriente, numerosi soggiorni in vari paesi del mondo, tra cui l’Italia, Nooteboom è stato cronista privilegiato in momenti cruciali della storia europea. La sua biografia si intreccia strettamente con la produzione letteraria, fondata sull’uso di molteplici registri narrativi: autore di romanzi, poesie, saggi, opere teatrali e resoconti di viaggi, come Verso Santiago e Il Buddha dietro lo steccato, è ormai ritenuto uno dei più importanti e originali autori contemporanei. Si rivela a soli ventidue anni con Philip e gli altri, 1955, considerato dalla critica un’anticipazione degli ideali nomadi della Beat Generation e antesignano di Sulla Strada di Jack Kerouac. Il romanzo è la storia, in parte autobiografica, di un uomo che viaggia in autostop dall’Olanda alla Provenza, attraverso la Francia e l’Europa del Nord, sulle tracce di una misteriosa ed evanescente ragazza cinese, simbolo della felicità e dell’inaudito. Un’opera vivace e onirica sullo stupore, l’estraneità e il bisogno d’appartenenza, che precorre il mito dell’autostop come viaggio di iniziazione. Il successo internazionale arriva con Rituali, 1980, che gli vale negli Stati Uniti il Premio Pegasus, e Il canto dell’essere e dell’apparire, 1981,che si articola su due piani narrativi distinti: quello dello scrittore che tenta di costruire un romanzo ambientato nella decadente Bulgaria fin de siècle e quello meta-narrativo dello scrittore che si interroga sul significato stesso dello scrivere. Un anno dopo esce Mokusei, 1982, romanzo breve che racconta in flash back una semplice e intensa storia d’amore intrisa delle atmosfere esotiche care all’autore, e allo stesso tempo evoca il fascino remoto dell’irraggiungibile, dell’impenetrabile, con sovrapposizioni di immagini del reale al reale stesso. Il puzzle del tempo, la favola della cultura e dell’arte, i riti intellettuali per esorcizzare la dispersione: tutto torna nella fiaba fantastica Le montagne dei Paesi Bassi,1984. La contrapposizione tra banalità dello spazio reale e avventura nello spazio spirituale è rappresentata con particolare efficacia nel romanzo breve La storia seguente, 1991, dove, ancora attraverso il viaggio – questa volta nell’aldilà – l’autore sottolinea come ogni morte sia il trapasso in un’altra vita e come la paura della disfatta debba essere vinta dalla certezza della metamorfosi: l’opera vale a Nootemboom il Premio Grinzane Cavour 1994 e il Premio Aristeion della Comunità Europea. Nel 1994 esce Verso Santiago, una collezione di testi scritti dal 1981 al 1992, in cui ognuno costituisce il capitolo di un cammino in direzione di Santiago de Compostela, un viaggio a tappe lungo percorsi inusuali, alla scoperta di personaggi e luoghi di una Spagna profonda e misteriosa. La seduzione del viaggio rimane una costante nell’opera di questo “spettatore del mondo”, come egli ama definirsi, poiché da un lato esprime l’inesauribile sete di conoscenza e di scoperta mai paga nell’uomo, e dall’altro rappresenta “un’occasione per star soli e riflettere su cosa scrivere”. Ad anni più recenti appartengono Perduto il Paradiso, 2004, una meditazione che spazia tra i continenti (Sudamerica, Australia) indagando le più profonde aspirazioni umane, e la vibrante raccolta di racconti, Le volpi vengono di notte, pubblicata da Iperborea nel marzo 2010, sul passato e sul ricordo, alla ricerca delle sfumature del pensiero e della sua perfetta aderenza alla narrazione. Attraverso personaggi irrequieti, storie di amore, perdita, gioco e nostalgia, emerge la forza della scrittura iconica e immaginifica di Nooteboom. Perché, come scriveva Roland Barthes trent’anni fa nella Camera chiara, una fotografia rappresenta l’impotenza di dire ciò che è evidente, e la letteratura nasce proprio intorno a un’immagine mancante, a un ricordo ancora vivo. Pluripremiato e apprezzato in tutto il mondo, più volte candidato al Nobel, lo scrittore ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti, tra cui ricordiamo il Constantijn Huygens Prijs, il Premio Anna Frank, il P.C. Hooft Prijs, il Premio Sandro Onofri, il Premio Gruppo Compostela, il Premio Letteratura Nederlandese (il più importante riconoscimento letterario del mondo olandese, consegnato all’autore da Alberto II, re del Belgio), il Premio Europeo di Poesia, 2008, e il Premio Chatwin 2010.


Premio Lerici Pea 2016 “Edito”
ad Antonio Riccardi

con il volume  Profitto Domestico” (Il Saggiatore 2015).

La giuria tecnica del Premio Lerici Pea, formata da Massimo Bacigalupo, Giuseppe Benelli, Giuseppe Conte, Roberto Pazzi, dopo ampia e approfondita discussione sulle opere presentate, ha scelto i 3 poeti finalisti, da sottoporre al giudizio della giuria popolare:

Pasquale Di Palmo, Trittico del distacco, Passigili 2015

Vivian Lamarque, Madre d’inverno, Mondadori 2016

Antonio Riccardi, Profitto Domestico, Il Saggiatore 2015

La sera del 19 luglio, in Piazza Mentana alla Spezia, i membri della giuria tecnica hanno illustrato le opere selezionate, al pubblico e alla giuria popolare. Si è poi passati alle votazioni, con i seguenti risultati: Antonio Riccardi 38 voti; Vivian Lamarque 28 voti; Pasquale Di Palmo 20 voti

MOTIVAZIONE

Il profitto domestico di Antonio Riccardi è un libro unico nella poesia italiana contemporanea : l’autore mette al centro del proprio interesse tematico un podere, quello di Cattabiano, sull’Appennino parmense, che da cinque secoli è di proprietà della sua famiglia. Ce ne mostra il paesaggio intorno, ci appaiono fugacemente i cinghiali dalla collina e i gamberi nel fosso. Ma quello che più interessa a Riccardi è la sostanza umana, la vicenda interna , familiare legata a quel podere. Così il libro si popola di persone e di memorie: si fa storia di vite passate rimaste in una luce dorata come le mosche nell’ambra. E dà all’autore una nuova, personalissima dimensione del tempo: ”Sento il tempo comune alla specie/come profitto domestico”. Il poema , perché di un poema si tratta, si costruisce per frammenti, che ora hanno una sorvegliatissima forma lirica, ora una forma narrativa che sa muovere verso un’epica domestica, virgiliana. Eppure un libro così intimo non si chiude in nessun localismo minimalista, in nessuna arcadia realistica, allarga la visione da Cattabiano al mondo, riesce per miracolo di stile a coniugare realtà e simbolo, storia familiare e universale destino umano. Nota biobibliografica Antonio Riccardi è nato a Parma nel 1962. Ha studiato filosofia all’Università di Pavia. Dalla fine degli anni Ottanta è impegnato nell’industria editoriale, particolarmente alla Mondadori, di cui è stato anche Direttore Letterario e degli Oscar. Come poeta ha pubblicato Il profitto domestico (Mondadori 1996, nuova edizione Il Saggiatore 2015), Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti 2004) e Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti 2009). Ha pubblicato inoltre il volume di prose Cosmo più servizi. Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine (Sellerio 2014).

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Antonio Riccardi è nato a Parma nel 1962. Ha studiato filosofia all’Università di Pavia. Dalla fine degli anni Ottanta è impegnato nell’industria editoriale, particolarmente alla Mondadori, di cui è stato anche Direttore Letterario e degli Oscar. Come poeta ha pubblicato Il profitto domestico (Mondadori 1996, nuova edizione Il Saggiatore 2015), Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti 2004) e Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti 2009). Ha pubblicato inoltre il volume di prose Cosmo più servizi. Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine (Sellerio 2014).


Premio Lerici Pea 2016 “Liguri nel Mondo”
Tommaso Colliva

MOTIVAZIONE

«Ho sempre pensato che la scrittura fosse assai simile alla musica, sebbene assai meno pura di quest’ultima e ho sempre invidiato i musicisti che mi sembravano praticare un’arte superiore ai romanzieri, mentre i poeti vi si avvicinano assai di più, per la loro capacità di creare una relazione intima con il lettore» (Patrick Modiano, Premio Nobel per la letteratura 2014). Questa affermazione, che mette a confronto diretto la parola con la musica, esemplifica la nostra scelta di attribuire il Premio Liguri nel Mondo 2016 a Tommaso Colliva, che con la sua attitudine a “maneggiare”, mixare, ottimizzare il suono, riesce a creare una relazione intima tra la musica e l’ascoltatore, così come riesce a fare il poeta con la parola.  La passione di Tommaso Colliva per la musica, così simile a quella che coinvolge i giovani di tutto il mondo che nella musica trovano il loro linguaggio universale, in lui è sostenuta dalla determinazione ad andare oltre, a scendere nel profondo, a perfezionare; è stata coltivata con convinzione ostinata sin dai banchi di scuola, tanto da fargli decidere di dedicarvisi completamente e di farne la sua professione. La dedizione e lo studio lo hanno portato ad essere uno dei nomi cult nel mondo dei fonici a livello internazionale e a collaborare con i più grandi musicisti, fino a meritarsi pochi mesi fa l’ambitissimo Grammy Award per la musica. Oggi gli viene assegnato il Premio Liguri nel Mondo, come cittadino ligure che con la sua arte e il suo successo porta alto il nome della Liguria nel mondo. Con l’assegnazione di questo Premio a Tommaso Colliva, intendiamo inoltre dimostrare ai tanti giovani che amano la musica, e sono davvero molti, che il successo non si ottiene senza sacrificio, studio, impegno nelle scelte, grande fiducia in se stessi; doti peraltro necessarie per raggiungere tutti i grandi, e anche meno grandi, traguardi nella vita.

NOTA BIOGRAFICA

Nasce a Genova il 10 febbraio 1981.
Dopo aver terminato gli studi al Liceo Classico Lorenzo Costa di La Spezia, nel 2000 si trasferisce a Milano dove frequenta la Scuola per Tecnici del Suono SAE INTERNATIONAL. Oggi è il vincitore del Grammy Award per il Miglior Album Rock dell’anno, DRONES, della Rock Band MUSE, di cui è produttore artistico. Dall’inizio della sua carriera ad oggi Tommaso ha lavorato con Muse, Franz Ferdinand, Phoenix, Greg Dulli, Mark Lanegan, Mutt Lange, Arto Lindsay, Butch Vig, Rich Costey, Spike Stent, John Parish ed Afterhours, oltre a molti altri. Tommaso inizia la sua carriera a Milano, come assistente, alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, lo studio di registrazione noto in tutto il mondo, lavora sodo e diventa in breve Ingegnere del suono Responsabile dello Studio.  Da allora è fonico e produttore principalmente attivo nella scena alternative rock degli anni 2000. Nel 2005, sempre alle Officine Meccaniche, Tommaso incontra i Muse e segue la registrazione del loro disco “Black Holes & Revelations”, disco che fa davvero breccia nel panorama musicale di allora: la collaborazione, iniziata in quel momento, diventa quindi costante ed amichevole. Nel 2006 Tommaso, mantenendo comunque un rapporto di collaborazione , esce dalle Officine Meccaniche e diventa, a tutti gli effetti, “free lance”, continuando a lavorare per molti artisti, sulla scena italiana e su quella internazionale. Sulla scena italiana Tommaso ha, dai primi tempi alle Officine, tra gli altri, avuto e mantenuto un particolare legame con la Band veterana del rock italiano, gli AFTERHOURS: inizialmente, nel 2005, realizza il disco “Ballata per Piccole Iene”, poi, nel 2010, il disco “I Milanesi Ammazzano il Sabato” e, nel 2013, “Padania”.  “I Milanesi Ammazzano il Sabato” e “Padania” sono stati al 2° posto nella classifica degli Album Italiani, e “Padania” ha anche vinto, come “Album dell’Anno”, tre dei più importanti premi in Italia: MEI, M&D ed il Premio TENCO. Sulla scena internazionale Tommaso registra Erykan Badu, Shania Twain, Michael Nyman e Manu Chao e così via, mentre continua costante la collaborazione con i Muse. Nel 2013 Tommaso ottiene, sempre per il suo lavoro di produttore, la nomination ai Grammy per l’Album “The 2nd Law” (album che contiene al suo interno l’inno ufficiale delle Olimpiadi di Londra 2012). E così, passando dal ruolo di ingegnere del suono a quello di produttore artistico, Tommaso vince il Grammy per il “Miglior Album Rock” al 2016 Grammy Awards. Tommaso ha anche fondato e produce il gruppo italiano Calibro 35, che ha al suo attivo 5 album di successo internazionale e con il quale realizza le sigle di Rai Radio 1 (TG, Onda Verde, Rai Sport etc.) ed altro ancora. Varie Organizzazioni italiane di rilievo, tra cui il MARTE AWARDS nel 2011 e MEI nel 2012 hanno conferito a Tommaso il titolo di vincitore come “Miglior Produttore dell’Anno”.  Nell’anno 2011 cura l’edizione italiana del libro canadese “The New Rockstar Philosophy” di Hoover & Voyno.

La sua attività si rivolge anche al campo delle colonne sonore dei film di successo:

2009  – Said di Joseph Lefevre – fonico e produttore
2010 – R.E.D. di Robert Schwentke – fonico e produttore
2010 –  La banda del Brasiliano di John Snellinberg – fonico e produttore
2011 – Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido – fonico e produttore
2014 – Sogni di Gloria di John Snellinberg – fonico e produttore


Premio Lerici Pea 2016 “Paolo Bertolani”
ad Emilio Rentocchini. 

MOTIVAZIONE

Con l’assegnazione del Premio Lerici Pea Sezione Poesia Dialettale “Paolo Bertolani” ad Emilio Rentocchini, si intende premiare un poeta a tutto tondo, degno di essere annoverato nel panorama della poesia contemporanea, senza necessità di classificazioni restrittive, per la poesia “in dialetto”. Rentocchini ha scritto nell’arco di più di vent’anni vari libri nel dialetto della sua terra e nel tradurli in italiano, non si è limitato ad una trasposizione letterale bensì li ha dotati di varianti in lingua italiana, così come già nel 1999 aveva notato e scritto di lui, in quella sua insuperata critica, il poeta Giovanni Giudici. Peraltro, ciò è acclarato dallo stesso poeta sassolese quando scrive di non essersi mai limitato a tradurre le singole parole ma “ad aggiungere sempre qualche cosa a quello che è già stato detto in dialetto, naturalmente senza “tradire”. La poesia che egli compone è dunque sempre una sola, ma Rentocchini riesce nella magia di far coesistere nella stessa pagina, italiano e dialetto, così come riusciva a fare il poeta della Serra, Paolo Bertolani. Significativa anche la scelta del mezzo formale utilizzato, “l’ottava ariostesca”, una forma chiusa e circolare così come circolare è per Rentocchini la vita, poichè nascere significa per lui “tornare alla ruota originaria, al passato dimenticato di sé”. E “la solitaria semina di ogni vita pare già stata: ognuno col suo riavvenire riavvenuto per strada”.

Manuel Cohen

NOTA BIOGRAFICA

Emilio Rentocchini è nato a Sassuolo nel 1949, è un poeta e scrittore italiano. Abita nella periferia di Sassuolo, ha lavorato soprattutto sul dialetto emiliano, ma, specie nell’ultimo periodo, anche sulla lingua italiana. La sua poesia è considerata “metafisica” ed epigrammatica; Patrizia Valduga, ha definito Rentocchini il più grande poeta italiano contemporaneo. Nel 1990 si è aggiudicato il “XIX Premio nazionale Lanciano” di poesia dialettale e, nel maggio 1995, ha vinto il concorso “Detto in Sonetto” promosso dal Salone del Libro di Torino. Ha scritto anche racconti brevi e testi per il teatro. Gli è stato dedicato il documentario “Giorni in prova.Rentocchini, poeta a Sassuolo”, regia di Daria Menozzi (Vivo Film, 2006), con musiche di Massimo Zamboni. Vi appaiono i giornalisti Edmondo Berselli e Gianni Mura. Ha pubblicato tra l’altro Ottave (Garzanti 2001), Giorni in prova (Donzelli 2005), Del perfetto amore(Donzelli 2008), In un futuro aprile (Incontri 2009), Recordare, con R. Alperoli e A. Bertoni, (Incontri 2011), Ovviare alla bellezza (Aliberti 2012), Stanze di confine (Il Fiorino 2014), Lingua Madre (Incontri editori 2015). “Lingua madre” raccoglie le poesie delle raccolte Otèvi (1994), Segrè (1998), Ottave (2001), Poediànt (2004), Giorni in prova (2005), Stanze di confine (2014). In tutto 256 ottave che Emilio Rentocchini ha composto nell’arco di più di vent’anni, utilizzando il dialetto di Sassuolo e una gabbia metrica che rimanda al Boiardo e all’Ariosto, straordinari poeti della sua terra. Ciascuna poesia è accompagnata dalla traduzione in italiano, una variante autosufficiente e persuasiva. Giovanni Giudici scrisse, recensendo “Ottave” sul Corriere della Sera, che si trattava di vere “varianti”, cioè due scritture diverse e complementari. Una forma chiusa, o meglio schiusa, caratterizza ogni componimento: ma all’autore la vita stessa appare una formalità, a cui tentare di dare senso. E proprio questo, sembra volerci dire Rentocchini, è il sublime lavoro dell’uomo. Senza dimenticare che in una terra di nessuno, in cui si vaga perplessi, la forma può diventare sostanza, argine ideale a cui tenersi. A differenza della tradizione maggiore, le ottave di Rentocchini non sono narrative, ma se si leggono, come qui, nella loro completezza, si compongono in una sorta di poema concettuale che racconta e spiega un uomo e il suo universo.


Premio Lerici Pea 2016 “Lucia Roncareggi”
a Federico Carle

MOTIVAZIONE

Federico Carle affronta un tema difficile e decisivo per i nostri tempi: il flusso dei migranti verso le coste dell’Europa, l’incontro di culture diverse, la speranza che, nonostante le vicende tragiche cui ci stanno abituando i nostri tempi, siano le ragioni della vita a prevalere. Carle parte da un circostanziato fatto di cronaca per risolverlo poeticamente: con un linguaggio pacato, privo di retorica e capace nondimeno di suscitare nel lettore commozione e pietà. La poesia mostra, nei versi di Carle, il suo volto migliore, quello che salva tutto ciò che vi è di umano nell’uomo, che rivela come lo scambio tra culture e religioni che sembrano distanti sia possibile proprio nel linguaggio che canta la vita, la speranza di un futuro condivisibile per tutti. Rivolgendosi direttamente al piccolo Amal, Carle compie il miracolo tipico della poesia di dare voce a chi non ce l’ha, e di sottrarre alla fugacità del tempo ciò che merita di essere ricordato, di diventare un simbolo di continuità della vita. 

Introdotta nel 2010, la sezione è intitolata alla giovane poetessa scomparsa nel 1999 a soli 22 anni: una fine prematura, che non le ha impedito di lasciare componimenti di grande profondità. Ideato per favorire, anche fra gli under 25, la passione per la scrittura e l’espressione della libera creatività, è giunto alla quinta edizione  che ha, con nostra grande gioia, coinvolto molti giovani poeti, tutti meritevoli di essere segnalati per l’impegno, la vis poetica, la capacità comunicativa, la liricità esistenziale espressa con diverse declinazioni. I tre vincitori, divenuti quattro in corso d’opera, sono stati scelti dalla giuria presieduta dal poeta Giuseppe Conte: Federico Carle, vincitore del primo premio, con Caro Amal, Francesco Salvini, vincitore del secondo premio, con Cantico, Arianna Buciol con Passaggi  e Valentina Colonna con Torino, vincitrici pari merito del terzo premio. In occasione dell’evento di premiazione di questa quinta edizione che ha ottenuto il patrocinio della Regione Liguria, 23 settembre ore 17.00 CAMeC  La Spezia, viene presentata la plaquette realizzata per la Sezione Giovani Poeti, con le poesie dei vincitori, le motivazioni e le poesie degli altri 7 finalisti: Benedetta Arena, Margherita Buciol, Rebecca Buselli, Erica Caimi, Federico Roncareggi, Riccardo Taccioli e Fabio Tramontano. La finalità ultima del Premio Giovani Poeti “Lucia Roncareggi” è andare avanti nel segno della tradizione e del rinnovamento, gli organizzatori ringraziano la famiglia Roncareggi, preziosa nel sostenere l’iniziativa con costruttiva e delicata sensibilità e l’Associazione Amici del Lerici Pea che non ha mai fatto mancare la collaborazione e l’attiva presenza.


Secondo Classificato: FRANCESCO SALVINI

MOTIVAZIONE

Sin dalla epigrafe lucreziana, Francesco Salvini pro­mette una poesia ariosa, classica e moderna, incen­trata sul tema del ritorno della primavera, con una serie di immagini di rinascita e di speranza, il ramo che sparge il seme, ogni cosa che si insegue, le nu­vole che fuggono, una diffusa, implacabile ansia di creazione. Una poesia riuscita, condotta con mano sicura, con un suo ritmo accattivante sin dall’inizio.


 Terza Classificata pari merito: ARIANNA BUCIOL

MOTIVAZIONE

Arianna Buciol scrive per ellissi, cerca buchi neri nella trama del tempo, individua i passaggi possibili nel senso della metamorfosi, verso nuovi spazi e nuovi canti. Interessante per il suo lirismo accentuato.


 Terza Classificata pari merito: VALENTINA COLONNA

MOTIVAZIONE

Valentina Colonna riesce nei suoi versi a dare un’ immagine di Torino segreta e insieme domestica, reale e insieme visionaria, cogliendo lo spirito della città e immedesimandosi in essa, sino a parlare di un parco che porta il suo nome. Una poesia condotta con un ritmo solo apparentemente discorsivo, in realtà pieno di grumi lirici e di ansie esistenziali.