Premio LericiPea 2021

Premio LericiPea 2021

VENERDÌ 20 AGOSTO
piazzetta San Giorgio, Lerici

ore 18:00 – 19:30
Premio LericiPea “Angoliguria” a William Wall
in apertura, medley di musiche irlandesi a cura della violinista Eilis Cranitch
a seguire, a dialogo con il poeta, Massimo Bacigalupo

ore 21:00 – 22:00
Presentazione del libro: Dante in love di Giuseppe Conte (Giunti Editore); a dialogo con il poeta, Francesco Napoli

ore 22:00 – 22:40
Matteo Taranto legge brani scelti da Stefano Verdino di: SanguinetiLuzi e Giudici (rivisitazioni teatrali dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso di Dante)

SABATO 21 AGOSTO
Giardini di Villa Marigola, San Terenzo di Lerici

ore 17:30 -18:00
in introduzione, assegnazione del Premio LericiPea “Edito” 2020/21

ore 18:00 – 20:00
Premio LericiPea “alla Carriera” a Tomaso Kemeny
a dialogo con il Poeta, Giuseppe Conte
in apertura, come omaggio al Maestro Kemeny, musiche ungheresi eseguite da Ylenia Volpe (fisarmonica) e Roberto Arnoldi (violino)

DOMENICA 22 AGOSTO
Giardini di Parco Shelley, San Terenzo di Lerici

ore 21:00 – 22:30
Premio LericiPea “Paolo Bertolani” a Giuseppe Rinaldi, in arte Kaballà
a dialogo con il cantautore dialettale siciliano, Manuel Cohen spettacolo di musica e poesia

I Premiati

Premio LericiPea “Angoliguria” a William Wall

William Wall è uno dei più apprezzati poeti e narratori irlandesi, caratterizzato da una asciutta sensibilità lirica e da uno sguardo risentito e ironico sulla realtà sociale dei nostri tempi travagliati (Via Antonio Gramsci e Ballata di Lampedusa sono due suoi titoli). Ha anche tradotto poeti italiani che sente affini, come Campana, Pasolini e Spaziani. Ospite della Fondazione Bogliasco e del Festival Internazionale di Poesia di Genova, ha fatto della Liguria, sua seconda casa, argomento di prose e poesie, fra cui un romanzo in corso d’opera, Ballata del letto vuoto. Per la intelligenza emotiva espressa nei suoi versi e per la sua passione per la natura e cultura ligure, William Wall riceve il Premio LericiPea Sezione “Angloliguria” alla sua prima edizione, in quanto continuatore di una grande tradizione di poeti anglosassoni innamorati della Liguria e del Golfo, da Shelley e Yeats a Lawrence e Tomlinson.

NOTE BIOGRAFICHE

Nato a Cork, William Wall è autore di sei romanzi, tre volumi di racconti e quattro raccolte di poesie. È in uscita la quinta raccolta, Contrabbandieri nel ramo degli abbracci: diario dell’anno della peste. Wall ha ottenuto, fra gli altri premi, in Irlanda il Patrick Kavanagh Award, e negli Stati Uniti il Virginia Faulkner Award e il Drue Heinz Prize for Literature. In Italia ha pubblicato la raccolta Le notizie sono (2012) e il romanzo Il turno di Grace (2020), entrambi a cura di Adele D’Arcangelo. Il turno di Grace, romanzo di tre isole, dipinge un mondo che può essere meraviglioso e crudele al tempo stesso” (Elisabetta D’Erme, L’Indice dei libri del mese”, 5, 2021). Wall è stato ospite della Fondazione Bogliasco e del Festival Internazionale di Poesia Parole Spalancate di Genova, della rassegna PordenoneLegge, e della James Joyce Summer School di Trieste. Molto attivo come editorialista e critico, scrive fra l’altro sulla Dublin Review of Books”. Dal 2019 è fra i lettori del Bloomsday che si tiene ogni 16 giugno nel centro storico di Genova. Wall vive fra Cork e Camogli

Premio LericiPea “alla Carriera” a Tomaso Kemeny

Tomaso Kemeny, ungherese di nascita, italiano per scelta e per amore, cosmopolita per vocazione, è un grande protagonista della poesia e della cultura italiana degli ultimi decenni. Partito da una adesione appassionata alle forme più libertarie delle Avanguardie novecentesche, Dadaismo,Surrealismo, Kemeny ha man mano elaborato una sua personale poetica del Sublime e della Bellezza. Della Bellezza, è diventato un apostolo, e il suo grido byroniano e mitomodernista “Fight for Beauty” è risuonato tante volte in Italia e in Europa. Kemeny ha una impressionante vocazione a padroneggiare più stili. Poeta lirico, ed essenzialmente autore di bellissime poesie d’amore, Kemeny è grande anche quando sceglie la forma lunga del poema, dove si cimenta in straordinari affondi epici e onirici come nella Transilvania liberata, o in un gioioso, bacchico, rossiniano esercizio metrico e satirico come nel Poemetto gastronomico. Ad ampliare ancora il raggio del suo lavoro, Kemeny, illustre anglista, è anche traduttore, teorico della poesia, e autore di romanzi di cui la poesia è il cuore, uno sul mito di Don Giovanni, uno sulle sue memorie a partire dall’infanzia ungherese, in un paese devastato dalla guerra. Spirito libero, sensibilissimo, gioioso, generoso, Kemeny è uno di quei rari poeti che coniugano inscindibilmente arte e vita, poesia e umanità. La sua battaglia per la Bellezza è una battaglia per rendere più bella e umana la nostra esistenza, e per mostrarci in essa il brivido misterioso del cosmo.

Giuseppe Conte

NOTE BIOGRAFICHE

Tomaso Kemeny nasce a Budapest nel 1938. Dal 1948 vive a Milano ed è Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università di Pavia. Ha pubblicato cinque libri di poesia: Il guanto del sicario (New York 1976), Qualità di Tempo (Milano 1981), Recitativi in Rosso Porpora (Udine 1989), Il Libro dell’Angelo (Milano 1991), Melody (Milano 1997), La polvere d’oro della Transilvania (1985-2000). Con il filosofo Fulvio Papi ha scritto un libro di poetica, Dialogo sulla Poesia (Pavia 1997). Per il teatro ha composto il testo drammatico La conquista della scena e del mondo (Milano 1999).
Ha ideato due rituali mitomodernisti per “l’accoglienza della Primavera”, realizzati sul Ticino (Pavia 1995) e nei Giardini Malaspina (Pavia 2001) e una “parata dionisiaca” dal titolo Omaggio alla Madre Terra (Bergamo 2000).
Tra le sue traduzioni Hero e Leandro di Ch. Marlowe (Milano 1991), Notturno (Milano 1992), volume che raccoglie poesie volte in italiano da sette lingue – ungherese, francese, greco antico, inglese, spagnolo, tedesco e latino – sul muto linguaggio della notte; Opere Scelte di Lord Byron (Milano 1993). Con Cesare Viviani ha curato La Poesia Italiana degli Anni Settanta (Beri 1979); con Giuseppe Conte e Stefano Zecchi ha curato Almanacco del Mitomodernismo 2000 (Alassio 2000). Tra le sue ulteriori curatele Linguaggi Letterari e Metalinguaggi Critici (Firenze 1984), S.T. Coleridge, La passione poetica (Milano 1986), P.B Shelley, Difesa della Poesia (Milano 1986) e La dicibilità del sublime (Udine 1989).
I suoi principali libri di anglistica sono: La poesia di Dylan Thomas (Roma 1976), Come leggere i vittoriani? (Pavia 2000) e L’arte di non morire (Udine 2000).
Le sue poesie sono state volte in inglese, tedesco, ungherese e spagnolo. Tra le numerose antologizzazioni della sua poesia si ricorda Poesia italiana del novecento, a cura di E. Krumm e T. Rossi (Milano 1995) e El fuego y las brasas, poesìa italiana contemporànea (Madrid 2000).

Premio LericiPea “Paolo Bertolani” a Giuseppe Rinaldi, in arte Kaballà

Sin dall’antichità, è ormai accertato che la poesia nasca e si accompagni con la musica. La tradizione omerica testimonia quanto di più fruttuoso sia stato, da sempre, nei millenni e fino ai nostri giorni, il connubio tra versi e suoni, tra parole e melos. E la poesia con l’acustica, ha non trascurabili radici remote e popolari. Ha radici orali; deriva dall’oralità del parlato, dalla phonè che era la voce della collettività: la greca koinè diàlektos recuperata nel Novecento da Pasolini e dai migliori poeti dialettali anche in ‘direzione ostinata e contraria’: ovvero come voce individuale, lirica o interiore. A riprendere il duro filamento di continuità e di innovazione nella tradizione, è l’esperienza artistica e cantautoriale del siciliano Pippo Rinaldi, in arte, Kaballà, artista di fama internazionale, grazie alle notevoli collaborazioni, dal cinema al musical, dalla lirica al pop world e ai consensi di critica e pubblico. Autore e musicista di rara intensità e raffinatezza, ha saputo fondere con talento e maestria la vocalità antica della lingua siciliana con sonorità contemporanee, mescidazioni e contaminazioni pop internazionali e sound mediterranei: vocalità e sonorità ricche, va da sé, di risonanze, echi letterari e musicali. Molti i modelli ispiratori: dal magistero del cantautorato di De Andrè (che sposa letteratura alta e dialetto popolare), ai cantari della tradizione siciliana, fino ai poeti dialettali del Primo, del Secondo Novecento e di oggi, che hanno fatto grande la Sicilia: Ignazio Buttitta, Salvatore Di Pietro, Santo Calì, Giuseppe Battaglia, Nino Pino, Nino de Vita, Salvo Basso, Biagio Guerrera… Ecco allora canzoni, quelle di Kaballà, che sono autentiche poesie, poesie che coincidono sapientemente con l’arte antica del verso e della rima popolare derivata dall’ottava siciliana, dagli stornelli e dagli strambotti. La rima, ancora oggi come nell’antichità, offre una sponda sensibile e sonora di memorabilità e canto. Rime ‘ncruccate che agganciano i versi e le strofe, in catene di ritornelli o refrain: emblematici i testi delle canzoni Sutta lu mari, Madonna di li duluri, e, su tutti, Nel fuoco, che attestano questa particolare vocazione o abilità del nostro poeta-cantautore-musicista. Attestano la particolare cura, la sapienza della voce, l’intensità della musica. Un mondo di voci, di umori, di colori e sonorità impregnate di cultura mediterranea, di Pietra nera o lavica, di acqua e di salsedine; di odori di cibo di strada e di sapori intensi e irripetibili. Canzoni antiche e contemporanee, ipnotiche e coinvolgenti, ospitali come l’antica lingua, buone compagne di vita, nella fedeltà dei passi alle radici. Se ancora ci sono dubbi, la proposta di Kaballà è qui per dissiparli: la parola incontra il suono, la voce sposa la musica, la cultura tiene unite, ora e sempre, espressione popolare e produzione alta, dando vita ad un universo sensibile che affascina, che convince, che rapisce l’ascolto: come il suadente canto delle Sirene, come nel periglioso e meraviglioso viaggio di Ulisse di ritorno a Itaca.

Manuel Cohen

NOTE BIOGRAFICHE

Fin dai suoi esordi, il compositore siciliano Pippo Rinaldi, in arte Kaballà, inizia un percorso di ricerca volto alla valorizzazione delle radici musicali della sua terra d’origine.
Lontano dalla sua isola, Kaballà esordisce cercando “un ponte di pietra lavica” che lo riporti ai luoghi della memoria e nel 1991 pubblica il suo primo album intitolato “Petra Lavica”, un lavoro nel quale si fondono elementi stilistici della musica popolare, del rock e della world music. La ricerca di contaminazioni di stili musicali, ispirazioni letterarie e dialetto siciliano continua negli album “Le Vie dei Canti”, “Lettere dal fondo del mare” e “Astratti Furori”, titolo tratto dall’incipit di “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini.
La sua carriera di autore inizia con una meravigliosa opportunità. A Kaballà viene chiesto di scrivere un testo in siciliano, su musica di Nino Rota, per il film “Il padrino III” di Francis Ford Coppola. Nasce così la celebre serenata “Brucia la terra”, brano che è poi stato interpretato nel 2009 dagli Avion Travel nell’album “Nino Rota, l’amico magico” e nel 2015 da Andrea Bocelli, nell’album “Cinema”. È un grande inizio.
Da quel momento Kaballà lavora e si afferma sempre di più come autore, scrivendo brani interpretati da numerosi artisti della musica italiana ed internazionale, tra cui Eros Ramazzotti, Mario Venuti, Baustelle, Alex Britti, Carmen Consoli, Ron, Noemi, Oxa, Paola Turci. Partecipa in questa veste a vari Festival di Sanremo, vincendo per due volte il premio della critica e nel 2005 il primo premio categoria donne con un brano interpretato da Antonella Ruggiero.
Nel 2008 per Kaballà c’è un’altra grande prova: partecipa all’ambizioso progetto di far diventare canzoni le poesie e gli scritti di Karol Wojtila. Firma così alcuni brani dell’album di Placido DomingoAmore Infinito”, tra cui “Canto del sole inesauribile”, brano che Domingo interpreta in uno splendido duetto con Andrea Bocelli. Sempre la magica voce di Bocelli, nel 2019 interpreta altri due brani scritti da Kaballà, tra cui la versione italiana di “Inno alla Gioia”.

Il legame artistico e culturale con la sua terra d’origine continua con progetti musicali e teatrali che hanno sempre la Sicilia come filo conduttore: l’adattamento in lingua siciliana in collaborazione con Mario Incudine delle “Supplici” di Eschilo per la regia di Moni Ovadia in scena nel 2015 al Teatro Greco di Siracusa e dell’opera teatrale “Il Canto di Nessuno”, singolare trasposizione musicale dell’Odissea in lingua siciliana.
Nel suo personale percorso come cantautore Kaballà mantiene intatto il suo stile degli esordi che coniuga musica, poesia e letteratura, unendo la canzone d’autore a sonorità classiche ed essenziali, abbinate a testi, spesso in lingua siciliana, molto poetici e intensi, arricchiti da numerosi riferimenti letterari. Continua così un lavoro che espande i confini del concerto verso i territori del teatro, raccontando una Sicilia sempre protagonista, prepotente, dolce, aspra e sapiente.