Antonio Colinas

Antonio Colinas nasce nel 1946 in Spagna, a La Bañeza, León. È poeta, narratore, saggista e traduttore. I suoi libri pubblicati in prima edizione sono quasi un centinaio. Di questi, più di venti, sono di poesia, raccolti in un’Opera poetica completa (Madrid, Siruela 2011), con edizione per l’America da parte del Fondo de Cultura Económica. Ricordiamo tra questi libri poetici: Preludi per una notte totale, Tomba a Tarquinia (premio nazionale della critica nel 1975), Astrolabio (borsa di studio Fondazione Juan March), Notte oltre la notte, (borsa di studio del Ministero della cultura), Giardino di Orfeo, Libro della mansuetudine e Canzoni per una musica silenziosa.
María Zambrano ha appena pubblicato l’ultimo dei suoi studi biografici, Misteri illuminati (2019), in continuità con altri libri di saggi come Vicente Aleixandre e la sua opera, Sulla vita nuova, Verso l’infinito naufragio (una biografia di Giacomo Leopardi), Rafael Alberti a Ibiza. (Sei settimane nell’estate del 1936)”, o altri più concentrati sui temi della Teoria Poetica, come i saggi Del pensiero ispirato, Nuovi saggi in libertà o Il senso primo della parola poetica. Colinas è anche autore di due romanzi (Un anno nel sud e Lunga lettera a Francesca), così come di altri libri di racconti tra cui Giorni in Patavonium e Leggendo nelle pietre. È autore anche di molte opere di viaggio: Viaggi ai monasteri di Spagna, Salamanca: l’acqua, la pietra, la parola, Sponde dell’Orbigo, Ibiza la nave di pietra o Ibiza/Eivissa.
Suoi libri di aforismi, molto celebrati dai suoi lettori, sono stati riuniti nel volume Tre trattati di armonia (2010). Fedele al suo dialogo con altre culture ha dedicato grande attenzione a quella italiana, attraverso delle traduzioni come Antologia essenziale di poeti italiani di tutti i tempi o le sue varie traduzioni di Giacomo Leopardi (quest’ultimo pubblicato da Galaxya Gutenberg–Barcellona) Canti e pensieri. La sua traduzione delle opere poetiche complete di Salvatore Quasimodo ha ricevuto in Italia il Premio Nazionale per la Traduzione, il premio Carlo Betocchi. Ha anche tradotto altri autori italiani come Carlo Collodi, Tomasi da Lampedusa, Carlo Levi e Edoardo Sanguineti. Questa attenzione ad altre culture si è concentrata anche su quelle dell’America Latina, su quelle del Mediterraneo e dell’estremo Oriente. In quest’ultimo caso, con libri come Il seme sepolto (un viaggio in Cina) o Vicino alla Montagna Kumgang.
Sono in corso di pubblicazione in Spagna una raccolta di poesie, En los prados sembrados de ojos (Madrid, editorial Siruela), e una raccolta di aforismi, Cuarto tratado de armonía  (Madrid, Editorial Siruela).
La sua poesia ha ricevuto riconoscimenti internazionali: il Premio Nazionale di Letteratura (1982) e il premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana (2016), così come l’assegnazione del premio per le Lettere di Castilla y León e il Premio Lerici Pea “alla Carriera” nel 2019.


Antonio Colinas was born in La Bañeza (León), on January 30, 1946. He is a poet, narrator, essayist, translator, literary critic, and his works have always been open to other cultures, so they have a clear and deep sense of universality. At the same time, his works have their roots in his native land.
Faithful to the fusion  between the experience of living and the experience of writing as well as between poetry and life, his literary work could not be explained without his life experience — as the professor, he analyzed very well José Enrique Martínez, author of En la luz respirada, the critical edition published in 2004 by the Cátedra publishing house.
He lived in Italy between 1970 and 1974, and he worked as a visiting professor and Spanish lecturer at the Universities of Milan and Bergamo. Between 1977 and 1998, he lived for 21 years on the island of Ibiza, dedicating his life to his work as a writer and translator. In this period he wrote many of his books.
He also dedicates to both journalistic and literary critic collaborating with several newspapers, national and foreign magazines.
The several awards he receives include: Premio de la Crítica de poesía castellana in 1976, Premio Castilla y León de las Letras, in 1998, Premio Nacional de Traducción, given by the Ministerio de Asuntos Exteriores de Italia, for his translation of the complete poetry of Nobel-Prize winner Salvatore Quasimodo in 2005 and the Lerici Pea Poetry Prize in 2019.
His poetry collections include: Poesía, 1967-1980. Madrid: Visor Libros, 1982; Poesía, 1967-1981. Madrid: Visor Libros, 1984, El río de sombra: Poesía 1967-1990. Madrid: Visor Libros, 1994; El río de sombra: Treinta años de poesía, 1967-1997. Madrid: Visor Libros, 1999, La hora interior: Antología poética 1967-2001. Salamanca: Junta de Castilla y León, 2002; El río de sombra: Treinta y cinco años de poesía, 1967-2002. Madrid: Visor Libros, 2004; En la luz respirada (critical edition of Sepulcro en TarquiniaNoche más allá de la noche, and Libro de la mansedumbre). Edited by José E. Martínez). Madrid: Cátedra, 2004; La luz es nuestra sangre. León: Edilesa, 2006; Antología. Tenerife: Caja Canarias, 2007; Nueva ofrenda. Cáceres: Colección Abezetario, 2009; Obra poética completa. Madrid: Ediciones Siruela, 2011; Obra poética completa. México DF: Fondo de Cultura Económica/Conaculta, 2011. 


POESIE

SIMONETTA VESPUCCI

Il vostro passo di velluto
E il vostro sguardo di vergine
Violata.
(DINO CAMPANA)

Simonetta,
per la tua delicatezza
la sera si fa lacrima,
funebre orazione,
musica interrotta.
Simonetta Vespucci,
hai l’anima fragile,
di vergine o di amante.
Già Giuditta scapigliata
o Venere umida
hai l’anima sottile di giunco
e l’impaurita innocenza
del campo di ulivi.
Simonetta Vespucci,
per i tuoi occhi verdi
Sandro Botticelli
ti ha raccolta dal mare,
e per le tue trecce lunghe,
e per le tue lunghe cosce.
Simonetta Vespucci,
che sei nata a Firenze.

SIMONETTA VESPUCCI

Il vostro passo di velluto
E il vostro sguardo di vergine
Violata.
(DINO CAMPANA)

Simonetta:
por tu delicadeza
la tarde se hace lágrima,
funeral oración,
música detenida.
Simonetta Vespucci:
tienes el alma frágil
de virgen o de amante.
Ya Judith despeinada
o Venus húmeda
tienes el alma fina del mimbre
y la asustada inocencia
del soto de olivos.
Simonetta Vespucci:
por tus dos ojos verdes
Sandro Botticelli
te ha sacado del mar,
y por tus trenzas largas,
y por tus largos muslos.
Simonetta Vespucci,
que has nacido en Florencia.

FEDE DI VITA

Aspettare vicino a questo mare in cui nacquero le
idee senza nessuna idea. (E, così, averle tutte).
Essere solo la brezza sulla chioma del grande pino,
l’aroma dei fiori d’arancio, la notte delle orchidee
nelle cale dimenticate.
Rimanere solo a vedere l’uccello che va
e non ritorna; restare
ad aspettare che il cielo giallastro
arda e si rischiari con i lampi
che arriveranno saltando di isola in isola.
O contemplare la nuvola bianca
che, nel suo essere niente, sembra felice.
Rimanere a galla e passare di qua e di là,
sulle onde che corrono,
come un remo perduto.
O seguire, come i delfini,
il verso di un tempo condannato.
Essere come l’ora delle barche nelle notti di gennaio,
che si addormentano tra narcisi e fari.
Lasciatemi, non con la luce della conoscenza
(che nacque e si levò da questo mare),
ma semplicemente con la luce di questo mare.
O con le sue tante luci:
quelle d’oro acceso e quelle di freddo verde
o con la luce di tutti gli azzurri.
Ma, soprattutto, lasciatemi con la luce bianca,
che è quella che arde e distrugge gli uomini feriti,
i giorni tesi, le idee come coltelli.
Essere come un olivo o uno stagno.
Che qualcuno mi tenga in una mano
come un pugno di sale
O di luce.
Chiudere gli occhi nel silenzio dell’aroma
affinchè il cuore – alla fine! – possa vedere.
Chiudere gli occhi affinchè l’amore cresca in me.
Lasciatemi il silenzio
e la solitudine degli atri
l’ospitalità delle porte aperte; lasciatemi
con il plenilunio degli usignoli di giugno
che custodiscono il tremore dell’acqua nelle ultime fonti.
Lasciatemi con la libertà che si perde
nelle labbra di una donna.

FE DE VIDA

Esperar junto a este mar en el que nacieron las ideas
sin ninguna idea. (Y así tenerlas todas.)
Ser sólo la brisa en la copa del pino grande,
el aroma del azahar, la noche de las orquídeas
en las calas olvidadas.
Sólo permanecer viendo el ave que pasa
y no regresa; quedar
esperando a que el cielo amarillo
arda y se limpie con los relámpagos
que llegarán saltando de una isla a otra isla.
O contemplar la nube blanca
que, no siendo nada, parece ser feliz.
Quedar flotando y transcurriendo de aquí para allá,
sobre las olas que pasan,
como remo perdido.
O seguir, como los delfines,
la dirección de un tiempo sentenciado.
Ser como la hora de las barcas en las noches de enero,
que se adormecen entre narcisos y faros.
Dejadme, no con la luz del conocimiento
(que nació y se alzó de este mar),
sino simplemente con la luz de este mar.
O con su muchas luces:
las de oro encendido y las de frío verdor.
O con la luz de todos los azules.
Pero, sobre todo, dejadme con la luz blanca,
que es la que abrasa y derrota a los hombres heridos,
a los días tensos, a las ideas como cuchillos.
Ser como olivo o estanque.
Que alguien me tenga en su mano
como a puñado de sal.
O de luz.
Cerrar los ojos en el silencio del aroma
para que el corazón -¡al fin!- pueda ver.
Cerrar los ojos para que el amor crezca en mí.
Dejadme compartiendo el silencio
y la soledad de los porches,
la hospitalidad de las puertas abiertas; dejadme
con el plenilunio de los ruiseñores de junio,
que guardan el temblor del agua en las últimas fuentes.
Dejadme con la libertad que se pierde
en los labios de una mujer.