François Cheng

François Cheng è uno scrittore, poeta, saggista e calligrafo, nato a Nanchang, capitale della provincia di Jiangxi, in Cina, il 30 agosto 1929. Dal 1937 al 1945, ancora adolescente, vive il terrore e l’orrore della guerra sino-giapponese. Negli stessi anni comincia a leggere e a conoscere la letteratura francese, inglese e italiana. Figlio di letterati cinesi aperti all’Occidente (studiarono negli U.S.A. e in Europa), François Cheng compie gli studi universitari a Nankin. Motivato dalla sua passione per la letteratura e la civiltà europea, raggiunge Parigi nel 1949, anno della Rivoluzione Cinese. Viaggia in Europa, spesso in Italia, paese di cui approfondisce la conoscenza dell’arte e della letteratura e di cui ama la gente, le tradizioni e il paesaggio.
Dal 1960 lavora al Centre de linguistique chinoise di Parigi, e, dal principio degli anni 1970, nel prestigioso Institut National de Langues et Civilisations Orientales. Contemporaneamente egli comincia a pubblicare a Taiwan e a Hong Kong, traduzioni della poesia francese: da Baudelaire a Rimbaud, da Jules Laforgue a René Char e a Henri Michaux: le sue traduzioni hanno rappresentato in Cina vere e proprie scuole di interpretazione del pensiero e della poesia occidentale. La sua tesi, diretta da Alexis Rygaloff, sull’unico testo del poeta cinese Zang Ruoxu, è vivamente apprezzata da Roland Barthes che faceva parte della Commissione giudicatrice e, da quel momento, Cheng entra in contatto con pensatori quali Jacques Lacan, Emmanuel Levinas, Gilles Deleuze e Julia Kristeva. Nel 1971 assume la nazionalità francese.
I suoi lavori comprendono, oltre alle traduzioni, saggi sul pensiero e l’estetica cinese, monografie sull’arte cinese, raccolte poetiche, romanzi e album di calligrafie. Ottiene il premio André Malraux per lo studio Shitao, la saveur du monde (1998, consacrato al pittore cinese “eccentrico” del XVII secolo) il premio Roger Caillois per i saggi e la raccolta poetica Double chant (2000), il premio Femina per il romanzo Le Dit de Tianyi (1998) e il “Grand prix de la Francophonie” dell’Académie Française per il romanzo L’éternité n’est pas de trop.(2001) e nel 2009 vince il Premio Lerici Pea “alla Carriera”. È dottore honoris causa dell’Università di Bergamo e dell’Institut catholique de Paris (2007), e professore onorario dell’Università di Tongji. Nel 2002 François Cheng viene eletto all’Académie Française. Nel 2005 un’antologia delle sue poesie è raccolta nel volume A l’orient de tout. Nel 2006 escono le Cing méditations sur la beauté, riflessioni sul tema del male e della bellezza che hanno ampia risonanza. Nel 2012 pubblica il romanzo Quand reviennent les âmes errantes; nel 2013 le Cinq méditations sur la mort, autrement dit sur la vie; nel 2014 il saggio Assise: une rencontre inattendue; nel 2015 la raccolta di poesie La vraie gloire est ici; nel 2016 il saggio De l’âme e nel 2018 la sua ultima raccolta di poesie Enfin le royaume, edite da Gallimard.
Esule, profondamente solidale con le vittime del totalitarismo e testimone di una civiltà plurimillenaria, oggi François Cheng è considerato uno tra i più importanti mediatori culturali tra la Cina e l’Europa. Secondo l’ex presidente della Repubblica Francese Jacques Chirac, «il suo itinerario tra Oriente e Occidente costituisce un’opera universale».


François Cheng is a Chinese-born French poet, writer, essayist and calligrapher. He is the author of essays, novels, collections of poetry and books on art written in French, and he is also the translator of some of the great French poets into Chinese. From 1937 to 1945, he experienced the horror of the Sino-Japanese war. In the same years, he began to read and learn French, English and Italian literature. Son of Chinese literates who studied in the U.S.A. and in Europe, François Cheng completed his university studies in Nankin. Motivated by his passion for European literature and civilization, he moved to Paris in 1949, the year of the Chinese Revolution.
In 1960 he started to work at the “Center de linguistique chinoise” in Paris, and, since the early 1970s, at the prestigious “Institut National de Langues et Civilizations Orientales”. At the same time, he began to publish his translations of French poetry in Taiwan and Hong Kong: from Baudelaire to Rimbaud, from Jules Laforgue to René Char and Henri Michaux. His thesis, directed by Alexis Rygaloff, about the text of the Chinese poet Zang Ruoxu, is warmly appreciated by Roland Barthes who was part of the jury and, from that moment, Cheng got to know intellectuals such as Jacques Lacan, Emmanuel Levinas, Gilles Deleuze and Julia Kristeva. In 1971 he became a French citizen.
In 2009 he won the Lerici Pea Poetry Prize. He becomes a honorary doctor of the University of Bergamo, Italy, and of the Institut catholique de Paris (2007), as well as honorary professor of the University of Tongji. In 2002 François Cheng was elected at the Académie Française. In 2006 he published Cing méditations sur la beauté, his reflections on the theme of evil and beauty.
His works include essays on Chinese thought and aesthetics, monographs on Chinese art, poetic collections, novels and calligraphy albums. He received the André Malraux prize for his Shitao, la saveur du monde (1998), the Roger Caillois prize for essays and the poetic collection Double chant (2000), the Femina Prize for novel Le Dit de Tianyi (1998) and the “Grand prix de la Francophonie” of the Académie Française for the novel L’éternité n’est pas de trop. (2001).
In 2012 he published the novel Quand reviennent les âmes errantes; in 2013 the Cinq méditations sur la mort, autrement dit sur la vie; in 2014 the essay Assise: une rencontre inattendue; in 2015 the collection of poems La vraie gloire est ici; in 2016 the essay De l’âme and in 2018 his latest collection of poems Enfin le royaume, published by Gallimard.
Today François Cheng is considered one of the most important cultural mediators between China and Europe — a witness of a pluri-millennial civilization. According to former President of the French Republic Jacques Chirac, “his itinerary between East and West represents a universal work”.


POESIE

Tratto per tratto

Tratto
Per tratto
Piega su piega
Spazio dischiuso
Vuoto mediano
Respiri ravvivati
Nel cavo della mano
Quando si dispega
Il ventaglio dei desideri
Tenera notte che un giglio lacera
Sgorgato dal muschio un cervo!
O getto di latte o flusso di sangue
Quale aquila rapita al fuoco diurno?
Caduta di una piuma a fianco di un abisso…
S’apre la vallata d’onda in onda
Sfatte rifatte le pieghe del cuore
Dal profondo l’eco risale nata
Dal canto di un sicomoro
Dai puri gesti d’amore
L’unica estate li attesta
Non più pietrificata
Non putrefatta
Ma periclita
All’infinito
Piega su piega
Tratto per
Tratto.

Trait par trait

Par trait
Pli sur pli
Espace éclos
Vide médian
Souffles ravivés
Au creux de la main
Alors que se déplie
L’éventail des désirs
Tendre nuit qu’un lys déchire
Jailli de la mousse un cerf!
Ojet de lait ôflux de sang
Quel aigle au feu diurne arraché?
Chute d’une plume à flanc d’abîme…
S’ouvre la vallée d’onde en onde
Défaits refaits les plis du coeur
Du tréfonds monte l’écho
Ne du chant d’un sycomore
Aux purs gestes d’amour
Signant l’unique été
Non plus pétrifié
Non point putréfié
Mais périclite
À l’infini
Pli sur pli
Trait par
Trat

La morte non è la nostra fine

La morte non è la nostra fine
Poiché più grande di noi
È il nostro desiderio, che raggiunge
Quello dell’Inizio.
Desiderio di Vita.

La morte non è il nostro solo esito,
Ma essa rende unico tutto ciò che è qui:
Le rugiade che aprono i fiori del giorno,
Quel raggio di sole che sublima il paesaggio
Quella folgorazione di uno sguardo incrociato,
E il fiammeggiare di un autunno tardivo,
Quel profumo che assale e passa inafferrato,
Quei mormorii che resuscitano parole native,
Quelle ore irradiate di evviva, di alleluia,
Quelle ore invase dal silenzio, d’assenze,
Questa sete che mai sarà estinta
E la fame che non ha termine se non nell’infinito….

Fedele compagna, la morte ci costringe
A scavare senza requie in noi
per ospitarvi sogno e memoria:
A scavare sempre in noi
il tunnel che porta all’aria libera.

Essa non è la nostra fine.
Ponendo il limite
Essa significa per noi l’estrema
esigenza della Vita,
Quella che si dona, s’eleva,
straripa e oltrepassa.

La mort n’est point notre issue

La mort n’est point notre issue
Car plus grand que nous
Est notre désir, lequel rejoint
Celui du Commencement,
Désir de Vie

La mort n’est point notre issue,
Mais elle rend unique tour d’ici:
Ces rosées qui ouvrent les fleurs du jour,
Ce coup de soleil qui sublime le paysage.
Cette fulgurance d’un regard croisé
Er la flamboyance d’un automne tardif.
Ce parfum qui assaille et qui passe insisi,
Ces murmures qui ressuscitent les mots natifs,
Ces heures irradiées de vivats, alléluias,
Ces heures envahies de silences, d’absences,
Cette soif qui jamais ne sera étanchée
Et la faim qui n’a pour terme que l’infini…

Fidéle compagne, la mort nous contraint
A creuser sans cesse en nous
pour v loger songe et mémoire.
A toujours creuser en nous
le tunnel qui mène à l’air libre.

Elle n’est point notre issue
Posant la limite
Elle rous signifie l’extrême
exigence de la Vie,
Celle qui se donne, s’élève
déborde er depasse.