Jesper Svembro

Jesper Svenbro è nato il 10 marzo 1944 a Landskrona. È un poeta e filologo classico specializzato nell’antica Grecia. È membro dell’Accademia svedese dal 20 dicembre 2006. Vive a Thorigny-sur-Marne, alle porte di Parigi, ed è direttore di ricerca presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica (CNRS). È inoltre membro del Centro Louis Gernet di Parigi.
Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo: il Premio di poesia della Compagnia Radiofonica Svedese nel 1993, il premio Bellman nel 2000, il premio Ekelöf nel 2001, il premio Övralid nel 2005 e il Premio Lerici Pea “alla Carriera” nel 2007.
Dopo aver finito la scuola nella sua città natale, Landskrona, Jesper Svenbro studia latino e greco all’Università di Lund e inizia i suoi studi di dottorato all’Università di Yale nel 1969. Mentre studia per il dottorato all’Università di Lund (1970-76), trascorre tre anni a Roma e l’anno successivo, nel 1977, si trasferisce a Parigi per continuare le sue ricerche presso il Centro Louis Gernet. La sua tesi di dottorato, La parole et le marbre (1976), pubblicato in Italia nel 1984 da Boringhieri con il titolo La parola e il marmo: alle origini della poetica greca, è incentrata sull’emergere della poesia greca e diventa il trampolino di lancio per la sua carriera internazionale. Fino al 1999 la sua prosa di non-fiction è stata esclusivamente in francese, ma con Myrstigar (“Le orme della formica”, 1999) e Fjärilslära (“La logica della farfalla”, 2002) anche i lettori svedesi hanno potuto assaporare lo stile preciso e laconico dei saggi di Svenbro.
A soli ventidue anni, mentre sta ancora studiando, esce la sua prima raccolta poetica Det är i dag det sker (“È successo oggi”,1966). È un debutto ambizioso, dalle ampie pretese: dall’ampiezza geografica e culturale dell’introduzione che presenta un tono palesemente europeo (“En dikt om Europa / Una poesia sull’Europa”), a immagini puramente suggestive della Svezia settentrionale ispirate a Tomas Tranströmer. Ad oggi, Svenbro ha pubblicato altre tre raccolte di poesie: Installation med miniatyrflagga (“Installation with Miniature Flag (1999), Pastorn min Far(“Mio padre pastore”, 2001), Himlen och andra upptäckter (“Paradiso e altre scoperte, 2005) e Vingårdsmannen och hans söner (“Il viticoltore e i suoi figli”, 2008). Inoltre, diciassette degli studi sull’antichità di Jesper Svenbro sono finalmente apparsi in svedese, nel volume raccolto Försokratikern Sapfo och andra studier i antikt tänkande (2007).
Le opere pubblicate in italiano comprendono: Il taglio della poesia. Note sulle origini sacrificali della poetica greca (estr. da Studi storici, n. 4/1984); Storia della lettura nella Grecia antica (Laterza, 1991); Your lute, what point?: note sulla mitologia della lira (uscito su Nuovi Argomenti, n.36, 1990); Phrasikleia: una teoria arcaica della scrittura (uscito su Nuovi Argomenti, n.36, 1990); Romanzo di guerra: poesie (Edizioni ES, 2013); Apollo blu (Interlinea, 2007); Il nome della figlia di Saffo (Edizioni Settegiorni, 2007); è inoltre in fase di pubblicazione in Italia (traduzione e cura di Maria Cristina Lombardi) il volume Artemision, uscito nel 2018.


Jesper Svenbro was born on 10 March 1944 in Landskrona. He is a poet and classical philologist specialising in Ancient Greece. He was elected to the Swedish Academy on 5 October 2006 and admitted on 20 December 2006. He lives in Thorigny-sur- Marne outside Paris and is directeur de recherche at the Centre national de la recherche scientifique (CNRS). He is a member of Centre Louis Gernet in Paris. Among his awards are: the Swedish Radio Company’s poetry prize in 1993, the Bellman Prize in 2000, the Ekelöf Prize in 2001 and the Övralid Prize in 2005 and the Lerici Pea Prize in 2007.
After finishing school in his hometown, Landskrona, Jesper Svenbro studied Latin and Greek at the University of Lund and began his doctoral studies at Yale University in 1969-70. While studying for his doctorate at the University of Lund (1970-76) he spent three years in Rome, moving to Paris in 1977 after presenting his thesis, there to continue his research at the Centre Louis Gernet. His doctoral thesis, La parole et le marbre (1976), on the emergence of Greek poetry and written in French, became the foundation for his international career in research. With a three-year interval, Svenbro published essays in Swedish – until 1999 his non-fiction prose was in French, but with Myrstigar ‘Ant Tracks’ (1999) and Fjärilslära ‘Butterfly Logic’ (2002) even Swedish readership was given a taste of the precise, laconic essayist Svenbro.
As a twenty-two-year-old and still studying, he made his poetry debut with his collection Det är i dag det sker ‘It Happens Today’ (1966). It was an ambitious debut, with wide pretensions. It takes us from the geographical and cultural breadth of the introductory ”En dikt om Europa/A poem about Europe”, with a palpably European tone that will resonate throughout the author’s work, to purely atmospheric images from Northern Sweden inspired by Tomas Tranströmer. Element till en kosmologi was noteworthy principally for its absolutely virtuoso treatment of classical and traditional poetry forms, while the following, Särimner (1984), elegantly succeeded in uniting vital elements of Nordic and classical Greek mythology, as did Samisk Apollon och andra dikter ‘The Sami Apollo and Other Poems’ (1993) almost a decade later, where the Swedish mountains were given Olympian proportions.
Every poem is actually speaking to itself, regardless of what it seems to be about. The collection begins with a dryly humorous tone symptomatic for Svenbro in 1991: ”Contrary to claims by connoisseurs / pasteurisation did not finish off Pastoral Poetry / but was instead a turning-point for all cheese production / since it allows us to use the bacteria we desire / as lyrical flow coagulates into poem.” It must be said that this is more about the poem’s underpinning than cheese’s. A further three poetry collections have so far been published: Installation med miniatyrflagga ‘Installation with Miniature Flag’ (1999), Pastorn min far ‘My Father the Pastor’ (2001) and Himlen och andra upptäckter ‘Heaven and Other Discoveries’ (2005) and Vingårdsmannen och hans söner (2008) The Vineyard Man and his Sons). Some other publications include: Krigsroman. Dikter (2013); Namn på Sapfos dotter (“The name of Saffo’s daughter” 2017); Sapfos har lämnat oss, 2015; Artemision (2018).
In addition, seventeen of Jesper Svenbro’s studies of antiquity have finally appeared in Swedish, in the collected volume Försokratikern Sapfo och andra studier i antikt tänkande (2007). 


POESIE

Dentifricio

Carasso si portò con sé anche il dentifricio
prodotto proprio con quel nítron
che cambiò lo stile di vita di Lesbo, –
da quando il cliente

imparò che poteva servire, in giusta dose
miscelato, per la pulizia del corpo. O anche
dei pavimenti. Oltre al suo uso
nell’igiene

personale quotidiana (e qui il riferimento è
al sapone e al dentifricio). Ma c’era forse qualcuno
più consapevole del signifcato
di tutto questo della moglie

del nostro eroe? Doricha aveva conoscenze
tecnicamente rilevanti su tutta
la linea, bucato e pulizia generale, come
lavarsi i denti mattina

pomeriggio e sera, fonte di ritmo linguistico!
Scoppiò a ridere, mostrando una fla di denti bianchi smaglianti
contro lo sfondo del Mediterraneo – anche Saffo
la trovò bella.
A Valentino Zeichen

Tandkräm

Också tandkräm hade Charaxos med sig
från Egypten, framställd med just det nítron
som förändrat lesbiernas sätt att leva, –
alltsedan kunden

lärt sig hur det rätt skulle blandas för att
göra tjänst som tvättmedel. Eller också
golvrengöringsmedel. Vid sidan av sin
användning inom

vardagens intimhygien (och därmed
avses tvål och tandkräm). Men fanns det någon
som förstod betydelsen av allt detta
bättre än hustrun

till vår hjälte? Doricha hade tekniskt
relevanta insikter över hela
linjen, tvätt och storstädning lika väl som
tandborstning morgon

middag kväll, matris för eolisk språkrytm!
Brast hon ut i skratt, sågs en bländvit tandrad
mot en fond av Medelhav – också Sapfo
fann henne vacker!
Till Valentino Zeichen

Instagram con maschera di Dioniso

Amico mio, in vino veritasAlceo, frammento 366 Lobel-Page

Avevamo appena capito che la viticoltura
era la base del benessere nella lontana Lesbo,
che Dioniso si palesò nel ruolo che era suo.
Fu tramite Dioniso che i lesbiani compresero la propria esistenza.
La sua maschera appesa a Methymna.
Grazie al dio straniero vivevano gli abitanti di Lesbo.
Cosa significa “straniero” per un dio
dal nome tanto antico,
almeno quanto il lineare B?
Impossibile dubitare che Dioniso sia greco.
Ma la sua maschera iscrive
l’“alterità” al centro dell’ordine simbolico dell’isola.
Questo è il suo piano, ovunque giunga.
Malgrado le leggi emanate contro il bere smodato, Pittaco non era contrario.
Il lidio, l’orientale, lo straniero,
ha diritto di cittadinanza nell’autocoscienza dei Lesbiani.
L’Altro non viene respinto! Anche Saffo abita questo pensiero.
Il vino è un mezzo per divenire l’altro,
anche in consumatori moderati.
La maschera di Dioniso è segno di trasformazione.
Io porto una maschera, non sono me stesso. Ora sono un altro.
La prima persona singolare è la maschera detta “io”,
con un dentro scintillante, chiamato “me stesso”,
riflessiva come uno specchio – Personaprósopon!
“Io lo so in me stessa”, dice Saffo.
La grammatica il suo teatro.
“Io sono la testimone del mio amore”. Così Dioniso
segna l’orizzonte dell’universo concettuale di Saffo.
– Uno: se non si prende sul serio il contributo di Carasso
la poesia di Saffo resterà incomprensibile
– Due: se non si prende sul serio Dioniso,
il pensiero di lei rimarrà un mistero
– Tre: a lungo mi sono rivolto taciti rimproveri
per non aver sfiorato nemmeno con una parola
ciò che avveniva “ogni giorno”
con la mia scrittura: il trasferimento
di 400.000 profughi a Lesbo, un dramma che invece
ha posto Lesbo, per l’artista Ai Weiwei, sulla mappa del mondo.
Il suo Instagram lo mostra tra i profughi siriani
sullo sfondo di migliaia di salvagenti e gommoni bucati.
Il mare nel sole della sera. Il suo volto:
una maschera di Dioniso.

A Jonathan Bordo

Instagram med Dionysosmask 

οἶνος, ὦ φίλε παῖ, καὶ ἀλάθεια

Alkaios, fr. 366 Lobel-Page
Knappt hade vi förstått att vinodlingen
var grunden för välståndet borta på Lesbos,
förrän Dionysos framträdde i den roll som faktiskt var hans.
Det var genom Dionysos som lesbierna kom till tals med sin tillvaro.
Den främmande masken fanns på plats i Methymna.
Det var genom den främmande guden som lesbierna levde. Vad innebär “främmande”
för en gud vars namn är åtminstone lika gammalt som Linear B?
Omöjligt att ifrågasätta att Dionysos är grek.
Men hans mask skriver in den Andre
i öns symboliska ordning.
Detta är hans projekt överallt dit han kommer.
Trots sin rusdryckslagstiftning är Pittakos inte alls avog.
Det främmande, det lydiska eller orientaliska får hemortsrätt
i lesbiernas självförståelse.
Den Andre stöts inte bort! Också Sapfo bebor denna tanke.
Vinet är annan-blivandets medium också när måttlighetsförbrukarna möts.
Dionysos’ mask är annan-blivandets tecken.
Jag bär mask, jag är inte mig själv. Jag har blivit en annan.
Första person singularis är masken som kallas “jag”,
med ett glittrande inre, kallat “mig själv”,
reflexivt som en spegel. Persona, πρόσωπον!
“Jag vet med mig själv”, säger Sapfo.
Grammatiken hennes teater.
“Jag är min förälskelses vittne.” Så ger Dionysos
horisonten för Sapfos tankevärld.
Ett. Om vi inte tar Charaxos’ insats på allvar,
ska Sapfos poesi förbli obegriplig.
Två. Om vi inte tar Dionysos på allvar,
ska hennes tänkande förbli oss en gåta.
Tre. Jag förebrådde i tysthet mig själv
för att inte med ett ord ha berört
vad som samtidigt med mitt “enskilda arbete”
dagligen ägde rum: överskeppningen
av totalt 400 000 flyktingar till Lesbos, ett drama
som däremot för konstnären Ai Weiwei satte Lesbos på världskartan.
Hans instagram visar honom bland syriska flyktingar
mot bakgrund av tusentals flytvästar och punkterade gummibåtar.
Havet i kvällssol. Hans ansikte:
en Dionysosmask.
Till Jonathan Bordo