Titos Patrikios

Titos Patrikios è nato il 21 maggio 1928 ad Atene, da una famiglia di attori teatrali, ed è cresciuto in un ambiente caratterizzato da forti stimoli artistici e culturali.
Appena quindicenne pubblicò le sue prime poesie su una rivista di sinistra “Ξεκίνημα της Νιότης” (Avvio della Gioventù). Fin dall’adolescenza ha svolto attività politica, partecipando alla resistenza contro l’occupazione straniera della Grecia (1941- 44) e scampando in extremis ad una esecuzione capitale. Ha studiato all’Università di Atene, conseguendo la laurea in Giurisprudenza.
In seguito alle ritorsioni a conclusione della guerra civile, fu confinato nelle isole di Makrònissos, ed Ai-Stratis (1951-1953), dove si legò di amicizia col poeta Ghiannis Ritsos.
Nel 1954 pubblicò la sua prima raccolta poetica Χωματόδρομος (Strada sterrata).  Nello stesso anno fondò, insieme ad altri giovani intellettuali di sinistra la rivista “Επιθεώρηση τέχνης” (Rassegna d’arte), successivamente soppressa (nel 1967) dalla giunta militare.
Ha studiato Sociologia dal 1959 al 1964 alla “École Pratique des Hautes Études” a Parigi, dove ha dimorato a lungo. Esule in Italia e Francia nel settennio 1967-74 ha lavorato intensamente – tra l’altro all’UNESCO a Parigi ed alla FAO a Roma –  prendendo parte a varie manifestazioni di opposizione alla Giunta militare che in quegli anni aveva preso il  potere in Grecia.
Nel 1975 è ritornato definitivamente ad Atene dove attualmente risiede. Per anni ha svolto la professione di avvocato, saggista e traduttore, dedicandosi alla produzione letteraria, concretizzata in numerose raccolte di poesia – successivamente comprese nei 2 volumi Ποιήματα, (Kichli, Atene 2017-18) – come pure di testi in prosa.
Ha svolto un’intensa attività di promozione e diffusione della letteratura greca in Europa, ed ha presieduto organismi culturali internazionali come le “Olimpiadi culturali” (2000).
Ha conseguito diversi premi letterari in Grecia e all’Estero: in Grecia, nel 1994 il Premio Nazionale di Poesia e nel 2008 il Premio dell’Accademia di Atene, in Italia, nel 2013 il Premio Lerici Pea “alla Carriera”, in Francia, nel 2016 il premio “Max Jacob”, ed è stato insignito di importanti onorificenze: Cavaliere della Repubblica (Italia 2013), Comandante dell’ordine della Legion d’Onore (Grecia 2019),  Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres (Francia 2020).
Le versioni italiane delle sue opere comprendono: Poesie scelte (Istituto Siciliano di Studi bizantini e neoellenici, Palermo 2019), La tentazione della nostalgia. Appunti di quotidianità (Agapanti 2, Torri del Vento, Palermo 2018) entrambe ad opera di Vincenzo Rotolo; Dispute (trad. Pino Mariano, Milella, Lecce 2018); Le parole nude (trad. Katerina Papatheou, Interlinea, Novara 2013); La resistenza dei fatti (trad. Nicola Crocetti, Crocetti Editore, Milano 2007).


Titos Patrikios was born on May 21st, 1928 in Athens, from a family of theater actors, and grew up in an environment characterized by strong artistic and cultural inspirations.
When he was only fifteen, he published his first poems in a leftist magazine “Ξεκίνημα της Νιότης” (“Start of Youth”). Since his adolescence, he was politically active and he participated in the resistance against the foreign occupation of Greece (1941-44). He studied at the University of Athens, where he graduated in law.
In 1954 he published his first poetic collection Χωματόδρομος (“Gravel road”). In the same year, together with other young leftist intellectuals, he founded the magazine “Επιθεώρηση τέχνης” (“Art review”), lately suppressed (in 1967) by the military council. He studied Sociology from 1959 to 1964 at the “École Pratique des Hautes Études” in Paris, where he lived for a long time. He spent his exile in Italy and France from 1967 to 1974. In this period he took part in the military council that had held the power in Greece in those years. In 1975 he returned to Athens, where he currently lives. Since his return to Athens he has worked as a lawyer, sociologist and translator. He has several sociological studies to his name. During these years he dedicated himself to his literary production which was lately included in the two volumes Ποιήματα, (“Kichli”, Athens 2017-18). He carried out an intense activity of promotion and diffusion of Greek literature in Europe, and chaired international cultural events such as the “Cultural Olympics” (2000). He was awarded with several prizes both in Greece and abroad: in Greece, in 1994 the National Poetry Prize and in 2008 the Academy of Athens Prize, in Italy, in 2013 the Lerici Pea Poetry Prize, in France, in 2016 the “Max Jacob” award, and was awarded with important honors: Knight of the Republic (Italy 2013), Commander of the order of the Legion of Honor (Greece 2019), Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres (France 2020).Apart from fifteen collections of poetry, Patríkios has published essays and three books of prose. He translated work of Lukács, Aragon, Stendhal, Balzac and Valéry. A three-volume edition of his poems appeared in 1998: Poems I, 1943-1953Poems II, 1953-1959; and Poems III, 1959-1973. His poetry was translated into French, English, German, Italian, Spanish, Russian, Serbo-Croat, Arabic, and other languages. 


POESIE

I versi, I

I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente si fanno grandi,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro la vita,
finché se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.

Οι στίχοι, 1 

Οι στίχοι, σαν τα παιδιά.
Μέσα στα σπλάχνα μεγαλώνουν με μυστικούς θορύβους.
πονάνε μέσα σου, αρρωσταίνουν,
παίρνουν απρόσμενα τ’ ανάστημά τους,
μια μέρα σηκώνουνε κεφάλι
ενάντια σε σένα που τους γέννησες,
όσο να φύγουν κάποτε οριστικά
και να μην είναι πια δικοί σου μόνο. 

Da Fine dell’estate – 1953-1954
VI

Io non sono quello che vedi, quello che conosci
non sono solo quello che dovresti imparare.
Devo a qualcuno ogni brandello della mia carne,
se ti tocco con la punta del dito
ti toccano milioni di persone,
se ti parla una mia parola
ti parlano milioni di persone –
riconoscerai gli altri corpi che danno forma al mio?
ritroverai le mie orme tra miriadi di altre impronte?
distinguerai i miei gesti nella marea della folla?
Io sono anche quello che fui e che più non sono –
le mie cellule morte, le mie azioni
morte, i pensieri morti
di notte tornano a dissetarsi nel mio sangue.
Io sono quello che non sono ancora –
dentro di me martella l’impalcatura del futuro.
Sono quello che devo diventare –
Intorno a me gli amici esigono, i nemici vietano.
Non cercarmi altrove
cercami soltanto qui
soltanto in me.

Τέλος του καλοκαιριού, VI 

Εγώ δεν είμαι μόνο αυτός που βλέπεις, αυτός που ξέρει
δεν είμαι μόνο αυτός που θα ‘πρεπε να μάθεις.
Κάθε επιφάνεια της σάρκας μου κάπου τη χρωστάω,
αν σ’ αγγίξω με την άκρη του δαχτύλου μου
σ’ αγγίζουν εκατομμύρια άνθρωποι,
αν σου μιλήσει μια λέξη μου
σου μιλάνε εκατομμύρια άνθρωποι –
θ’ αναγνωρίσεις τ’ άλλα κορμιά που πλάθουν το δικό μου,
θα βρεις τις πατησιές μου μες σε μυριάδες χνάρια;
θα ξεχωρίσεις την κίνησή μου μες τη ροή του πλήθους,
Είμαι κι ό,τι έχω υπάρξει και πια δεν είμαι –
τα πεθαμένα μου κύτταρα, οι πεθαμένες
πράξεις, οι πεθαμένες σκέψεις
γυρνάν τα βράδια να ξεδιψάσουν στο αίμα μου.
Είμαι ό,τι δεν έχω γίνει ακόμα –
μέσα μου σφυροκοπάει η σκαλωσιά του μέλλοντος.
Είμαι ό,τι πρέπει να γίνω –
γύρω μου οι φίλοι απαιτούν οι εχθροί απαγορεύουν.
Μη με γυρέψεις αλλού
μονάχα εδώ να με γυρέψεις
μόνο σε μένα. 

Due persone

Se hai mai visto in mezzo alla strada
due persone condotte via in manette
non è da escludere che una fossi io
quando mi rimandarono al confino.

E quel mattino avevo proprio come te
tanti sogni
per il lavoro che avrei trovato,
per una passeggiata fra le luci e l’asfalto,
per un po’ di sole…
Anche lui
d’un tratto legato al mio corpo dai ferri
aveva anche lui i suoi sogni scavati
sul volto severo
(All’alba alle sei l’avevano portato via dalla moglie).

Quando vedi per strada due persone
in manette
non pensare a nulla di più
non pensare a nulla di meno.

Due persone.
Proprio come te.

Ai-Stratis, giugno 1954

Δυο άνθρωποι

Αν είδες ποτέ στη μέση του δρόμου
δυο ανθρώπους να τους πηγαίνουν με χειροπέδες
δεν αποκλείεται ο ένας να ήμουν εγώ
που με ξαναστέλναν εξορία.

Και κείνο το πρωί είχα σαν και σένα
τόσα όνειρα
για τη δουλειά που θα ‘βρισκα,
για έναν περίπατο στα φώτα και την άσφαλτο,
για λίγο ήλιο…
Και κείνος
που ξαφνικά τα σίδερα τον δέσαν στο κορμί μου
είχε και κείνος χαραγμένα τα όνειρά του
στο αυστηρό του πρόσωπο.
(Τον πήρανε χαράματα στις έξι από τη γυναίκα του).

Όταν βλέπεις στο δρόμο δυο ανθρώπους
με χειροπέδες
μη νομίσεις τίποτα περισσότερο
μη νομίσεις τίποτα λιγότερο.

Δυο άνθρωποι.
Σαν και σένα.

Άη-Στράτης, Ιούνιος 1954